Fontanafredda: un marchio di prestigio per un guadagno esagerato

Fontanafredda è uno dei marchi enologici più famosi del Piemonte.

Ha una tenuta di oltre cento ettari che si snoda tra Serralunga, Barolo e Diano d’Alba. Una storia aziendale lunga oltre 130 anni in cui ha sempre rappresentato un must in fatto di qualità dei vini e si è resa famosa in tutta Italia e oltre.

Un marchio che si contraddistingue per la grande qualità e scelta dei propri vini: dal Dolcetto d’Alba a Barolo, dal Moscato d’Asti al Nebbiolo, fino alle grappe e agli spumanti.

Bottiglie il cui pregio viene pagato il prezzo adeguato, che può arrivare anche a centinaia di euro in alcuni casi.

Vengono organizzati anche dei percorsi di degustazione per le cantine dell’azienda, in cui si illustra la preparazione, la raccolta e la selezione delle uve per creare i vini più pregiati. E al tutto segue un assaggio dei propri vini.

Assaggio dei vini che avviene alla modica cifra di 5 euro al bicchiere, come pubblicizzato recentemente su vari quotidiani.

Peccato che l’azienda compri l’uva necessaria, oltre a quella da loro raccolta, da viticoltori esterni, selezionando accuratamente le migliori qualità. Verrebbe da pensare che, per far pagare 5 euro al bicchiere il vino, debbano pagare a caro prezzo le uve.

Recentemente invece, alcuni viticoltori in affari con l’azienda si sono lamentati che il loro raccolto viene pagato 8 euro al miriagrammo. In questo modo alcuni di loro, la cui produttività è certamente più esigua rispetto alle grandi aziende, non riescono nemmeno a ripagare le spese necessarie alla manodopera e alla cura delle viti (potatura, pesticidi). E in questo periodo di crisi generale, vedere  mancare un guadagno può essere un duro colpo per la famiglia.

I viticoltori sanno di non avere voce in capitolo nelle contrattazioni per l’acquisto dell’uva. Sono infatti tantissimi gli agricoltori che darebbero le proprie uve a marchi del calibro di Fontanafredda, perciò essi temono di venire accantonati se solo provano ad alzare i prezzi.

E’ a questo punto che si crea una disparità colossale tra l’acquisto dall’agricoltore e la vendita al dettaglio, con un guadagno netto delle aziende che hanno delle punte di oltre il 200% sul pagamento all’ingrosso. E, dall’altro lato, con i viticoltori che non hanno alcun profitto, e in alcuni casi hanno perdite sulla manodopera.

Non si pone nemmeno il problema di un eventuale cambio di uve acquistate, che potrebbero magari portare un danno alla qualità del vino.

Recenti studi hanno infatti dimostrato che la qualità del vino non dipende dalla posizione geografica delle viti. Come sostiene anche il patron di Fontanafredda, Giovanni Minetti: ” Ai critici non fara’ piacere, ma la migliore qualita’ di un dato vigneto dipende soprattutto dai metodi di vinificazione. Dalla bravura di chi fa quel vino. Non dall’aspetto geografico.”  E’ perciò sufficiente eguagliare i metodi: stessi lieviti, stessa cantina, stessa macerazione, stessa permanenza nel legno. In questo modo si possono ottenere uguali qualità anche da uve differenti, di posizioni geografiche differenti.

Non vi è più il problema dello scegliere l’uva. Un vantaggio per le aziende, uno svantaggio per gli agricoltori.

Non ci si stupisce quindi del fatto che, dopo 70 anni, Fontanafredda sia riuscito a ricomprare il marchio Mirafiore, ceduto nel 1931 a Gancia, ai tempi del fallimento della società. Non è dato sapere il lato economico dell’affare, ma certamente l’azienda di Serralunga non deve tirare la cinghia per poter sopravvivere a questa spesa.

Si prospetta quindi un fiorente mercato per Fontanafredda negli anni a venire, con guadagni sempre in aumento. A discapito degli agricoltori che si vedono pagare una miseria per tutto il loro lavoro, e non coprendo le perdite rischiano di dover chiudere bottega e lasciare questo lavoro, al giorno d’0ggi così poco praticato e che quindi dovrebbe meritare una tutela maggiore.

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