Il Pd nudo con le mani in tasca.

Finite le elezioni, è tempo per i vincitori di festeggiare e per gli sconfitti di analizzare le ragioni della sconfitta.

Ad uscire sconfitta dalle elezioni regionali è la politica in generale, che vede un drastico calo dei votanti  rispetto agli aventi diritto: 69% in diminuzione rispetto al 71,4% del 2005. A causa di questo dato molti i partiti hanno perso elettori:

  • Pdl: passato da 652.821 elettori (Fi+An) a 474.431 (178.390 voti in meno);
  • Pd: da 623.687 (Ds+Margherita) a 439.663  (184.024 voti in meno);
  • Udc: da 93.998 a 74.412 (19.586 voti in meno);

Mentre, nonostante il calo di affluenza, altri partiti hanno subito un notevole aumento:

  • Lega Nord: da 173.208 a 317.065 (143.857 voti in più);
  • IdV: da 30.947 a 130.649 (99.702 voti in più);

Il grande sconfitto è però il PD che si vede scippato del governo in regione e costretto a mandar a casa molti ormai ex  consiglieri.

Molti militanti del Pd stanno cercando un modo per risollevare le sorti del partito e riportarlo agli sfarzi di un tempo (se mai ci sono stati momenti sfarzosi nel Pd). Massimo Scavino pubblica su Gazzetta d’Alba e sulla sua pagina di Facebook una riflessione su come atturare una “rifondazione democratica” del PD.

Partire con il definire l’identità del Pd. Eh si, perché diciamoci la verità, nessuno sa bene cosa sia il Pd. Il Pd è un po’ come quegli imbucati al matrimonio, che tutti vedono e pensano “saranno parenti di altri” ma in realtà nessuno conosce. Chi davvero può dire di conoscere il Pd, sapere cosa vogliono fare, quali sono i loro obbiettivi, le loro finalità?

Dopo aver capito per bene chi sono, magari con l’aiuto di un bello specchio, puntare su proposte innovative e interessanti: laicità, ridimensionamento dei compensi della casta, economia verde, ascolto dei veri problemi dei cittadini. Tutte belle parole, peccato che in cinque anni di governo del Piemonte non si sia ridimensionato alcuno stipendio e che la loro “green economy” fosse una campagna elettorale incentrata su Tav e Nucleare. Certo, anche il nucleare in un certo senso crea del verde, quello delle radiazioni.

Mariano Rabino contribuisce a questa riflessione sul Pd e la affida al suo profilo di Facebook: “pensa che il Pd abbia bisogno di una frustata…liberale….non liberista…..che parta dal basso, dalla periferia!”. Gli elettori del Pd sono anni ormai che aspettano un cambiamento liberale e di sinistra della politica italiana, pian piano lo capiscono anche i politici. Bisogna dargli tempo, mica è il loro lavoro.

Infine, Mino Taricco propone un’accurata riflessione sul possibile cambiamento all’interno del partito, concludendo che  “dobbiamo uscire dai nostri cenacoli in cui si parla di “politica” e tornare nel concreto ad occuparci dei problemi delle persone”. Forse ha colto il nocciolo del problema: la politica non si occupa dei problemi delle persone.

Forse l’unico modo per rifondare davvero il Partito Democratico è svecchiare il partito, non nel senso di abbassare l’età dei politici, ma di trovare facce nuove, persone oneste con la voglia di fare e di lavorare per il paese, accantonando coloro che da vent’anni guidano il partito con i risultati visibili da tutti.

Si vedrà se davvero ci saranno cambiamenti. Il Pd intanto è spodestato dalla guida della Regione Piemonte, denudato dei propri poteri, a guardarsi intorno in cerca di idee. Con le mani in tasca.

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