Ricordando: le elezioni del 1948

Articolo presente sul giornale Parland d’Dian Giugno 2010.

Il 28 e 29 marzo di quest’anno siamo stati chiamati a votare per rinnovare il Consiglio Regionale e il Consiglio Comunale. I risultati ormai li sapete tutti: Roberto Cota è stato eletto Presidente del Consiglio Regionale mentre il nuovo Sindaco di Diano d’Alba è Giuseppe Ciravegna.

Quando si va a votare è bello pensare a tutti quelli che sono passati prima di noi. A questo filo che ci tiene legati alle persone di un tempo, a nostri parenti e amici che ci hanno ormai lasciato ma che possiamo ricordare con i gesti e le azioni che anche loro, tanto tempo fa, hanno fatto.

Nei pranzi di festività e compleanni, quando si riuniscono tutti i famigliari intorno al tavolo e ravioli e dolcetto rendono più conviviali i discorsi, capita di parlare di chi non c’è più e di ricordarlo anche come sostenitore di questo o quell’altro partito. Si parla del dopoguerra, quando le nostre Langhe erano stremate da anni di guerra civile e si cercava lentamente di tornare alla vita che un tempo era stata tranquilla e serena. E per tornare a questa vita si doveva passare anche dalle elezioni, che per tanti anni erano state un desiderio rimasto inespresso.

Le elezioni del 18 aprile 1948 furono le prime vere elezioni dopo quelle per l’Assemblea Costituente. Il clima era di insofferenza: la moneta subiva un’inflazione sempre più aspra, il prezzo delle materie prime era aumentato di 40 volte rispetto al 1938, si contavano alla fine del 1947 due milioni di disoccupati e quattro milioni di poveri, dei quali oltre la metà al Sud Italia.

Se in Italia la situazione non era rose e fiori, sul fronte estero le cose andavano ancora peggio: nel 1947 con il Piano Marshall si diede inizio all’epoca di tensione tra USA e i paesi comunisti, che sull’altro fronte risposero con la nascita del Cominform a cui parteciparono anche membri del PCI.

In questo clima si scontrarono DC e Fronte Democratico Popolare (partito che riuniva Pci, Psi più altri gruppi minori), in una campagna elettorale senza precedenti. Si organizzarono migliaia di comizi, si stamparono milioni di manifesti (la sola DC ne diffuse 5.400.000, quasi tanti quanti quelli di Cirio e Rabino messi insieme) che puntavano più sullo scherno e sul giudizio divino che altro. Nei paesi vennero inviati dei carri-cinema per la promozione elettorale e i membri dell’Azione Cattolica vennero mandati in lungo e in largo a diffondere la novella del “buon elettore-buon cattolico”.

I risultati elettorali furono clamorosi e inaspettati: la DC vinse con il 48,5% (rispetto al 25,2% dell’Assemblea costituente) mentre il Fronte Popolare si fermò al 30,8%, lasciando le briciole agli altri partiti.

De Gasperi poté consolidare la sua posizione di Presidente del Consiglio ottenendo un altro mandato, e iniziò quel periodo di scontro tra DC e comunisti che continuò per tutto il dopoguerra italiano e oltre.

A Diano d’Alba votarono 1.812 dei 1.976 elettori, il 91,7%. La DC ottenne un plebiscito: 937 voti, più del 54%. Il secondo partito più votato non fu però il Fronte Popolare, ma il Partito dei Contadini d’Italia, con il 28,33% dei voti (489 votanti). Questo partito fu fondato negli anni ’20 dall’astigiano Alessandro Scotti e ricostituito dopo la guerra proprio nel territorio albese, e nelle elezioni del ’48 proprio Scotti venne eletto deputato.

Il Fronte Popolare ottenne ben 55 voti, il 3,19% dietro a Blocco Nazionale (7,36%) e a Unità Socialista (5,45%).


Forse ricordando anche noi che non c’eravamo questi momenti di storia del nostro paese possiamo ritrovare il vero senso del voto e con esso ricongiungerci a chi, 62 anni fa come oggi, compie questo gesto come espressione di libertà.

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