Situazione critica per l’edilizia cuneese: ancora lontani i segnali di ripresa

È sempre critica la situazione dell’edilizia cuneese. I segnali di ripresa sono infatti lontani e se possibile, aumenta il pessimismo delle imprese del comparto. Le previsioni per questi ultimi mesi del 2010 confermano infatti un quadro caratterizzato da forti difficoltà. Questo in sintesi quanto emerge dalla diciassettesima indagine redatta dall’Ance Piemonte, relativa al semestre di previsione luglio-dicembre 2010, cui hanno collaborato circa 300 imprese tra Piemonte e Valle d’Aosta, comprese quelle della Granda.

A soffrire di più sono le piccole imprese che caratterizzano il nostro settore – dichiara il presidente di Ance Cuneo, Filippo Monge -. Ne è una prova la diminuzione delle intenzioni di investimento che interessano il 29,5% delle imprese. Persistono i ritardi nei pagamenti spesso legati ai vincoli del Patto di stabilità interno. Abbiamo bisogno, in materia di gestione del territorio e di lavori pubblici, di regole certe, di procedure snelle e di semplificazione per agevolare il nostro settore. Senza contare quelle misure fiscali restrittive e poco chiare che non aiutano certo un settore che sta perdendo migliaia di posti di lavoro”.

Nella Granda, a destare maggior preoccupazione tra i costruttori sono le previsioni su fatturato (saldo: -22,1), occupazione dipendente (-17,9) e ricorso a manodopera esterna (-23,2) che restano negative anche per il secondo semestre del 2010; le difficoltà di reperimento di manodopera generica e qualificata sono meno frequenti di sei mesi fa. La quota di imprese che intende effettuare investimenti registra un modesto incremento della componente “solo o anche non immobiliare”. La durata del carnet ordini si riduce mentre i tempi medi di pagamenti dei committenti confermano il dato fortemente penalizzate della scorsa indagine (106 giorni totali e 163 giorni per i committenti pubblici). Il costo del credito bancario a breve sale al 5,1%. Le previsioni delle imprese per tutto il secondo semestre del 2010 confermano il perdurare della crisi economica: per i prossimi sei mesi sia le imprese che lavorano con la committenza pubblica sia le imprese che operano con clientela privata prevedono infatti un andamento ancora negativo. Numeri e previsioni che si rispecchiano a livello regionale dove i mesi di lavoro assicurati subiscono un ulteriore calo: in media 10,3 mesi di attività, di cui 7,3 per i lavori privati e 3 per i pubblici, contro i 13,8 dei primi sei mesi dell’anno. Le previsioni sul fatturato registrano il dato peggiore dal 2006: il 39,9% delle imprese ne prevede una riduzione, mentre il 52,9% non segnala nessuna variazione significativa e solo il 7,2% ne prevede un aumento. Anche la crisi occupazionale è ancora forte: il 28% delle imprese prevede una diminuzione del personale, mentre solo il 3% ne prevede l’aumento e le difficoltà di reperimento di manodopera generica e qualificata sono meno diffuse, a causa di una sovrabbondanza di offerta.

Meglio non va sul fronte dei pagamenti: nel secondo semestre del 2010 i tempi medi di pagamento dei committenti che operano in ambito pubblico e privato restano pressoché immutati e si confermano in circa 110 giorni, mentre per i committenti pubblici si registrano 150 giorni.

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