Dalla Regione arrivano i soldi per le gite: ma solo in Piemonte.

La Regione lancia “A scuola di Piemonte”, nuova iniziativa che vuole sostenere con un bonus economico le scuole elementari, medie e del biennio superiore che organizzeranno nel corrente anno scolastico viaggi d’istruzione con meta il territorio piemontese.

Entro due mesi sarà emesso il bando che assegnerà 150 euro di contributo ad ogni classe che ne farà richiesta fino ad esaurimento delle risorse disponibili, che ammontano a 150.000 euro. La somma potrà essere utilizzata liberamente: per pagare l’uscita ai più bisognosi, per abbattere il costo unitario sopportato da ciascun ragazzo, o per pagare l’indennità di trasferta degli insegnanti, la cui cancellazione è alla base della scelta di molte scuole di non fare più gite.

Tralasciando il contributo probabilmente irrisorio di 150 euro a classe, che con una classe di 20 alunni significa 7 euro per studente, perché la Regione ci tiene particolarmente a sostenere le gite solo ed esclusivamente in Piemonte? Il Presidente Cota lo spiega in politichese d.o.c. : “Dopo l’annuncio di diversi dirigenti scolastici di voler tagliare i viaggi di istruzione per la mancanza di risorse abbiamo deciso di incentivare con un bonus economico le scuole che sceglieranno le splendide montagne, le colline, i laghi o le città d’arte e di cultura del Piemonte. La gita scolastica è un diritto e uno strumento formativo di grande valore: trovo sia molto ingiusto, per protesta, far pagare ai nostri studenti le problematiche e le decisioni degli adulti. La Regione garantirà, quindi, questo diritto con un impegno economico di 150.000 senza dimenticare che i tantissimi studenti che ogni anno vanno in gita rappresentano, anche, una risorsa non indifferente per il nostro indotto economico e turistico”.

Attenzione al tema centrale del discorso: splendide montagne..la gita è un diritto..senza dimenticare che le gite rappresentano una risorsa per il nostro indotto economico. Qui casca l’asino.

Usa lo stesso leitmotiv l’Assessore Cirio, doppiamente coinvolto in quanto delegato all’Istruzione e Turismo: “La Regione ritiene indispensabile non solo garantire un’esperienza formativa importante come quella del viaggio d’istruzione  ma anche trasmettere ai ragazzi la consapevolezza e il radicamento verso la nostra identità locale, le nostre radici, e l’importanza di una cultura turistica che va tramandata e tutelata. Le gite scolastiche rappresentano in questo senso una risorsa vitale da valorizzare e potenziare: in Piemonte ci sono 540.000 in età scolare, e questo ci dà il senso di quante presenze in più essi possano rappresentare animando periodi e giorni della settimana normalmente ‘bassi’ per affluenza turistica, con una ricaduta economica positiva per il territorio. Senza considerare, poi, che fidelizzando giovani escursionisti raggiungiamo anche le loro famiglie, generando un indotto molto interessante per tutto il turismo”.

Due dichiarazioni che sembrano uscite dallo stessa mente (o dallo stesso ufficio stampa?): identità locale, radici, bla bla, generanoo un indotto per il turismo.

Dopo svariati cortei, scioperi, proteste di vario genere gli insegnanti hanno trovato un modo singolare ma quantomai efficace di colpire i politici, proprio nel loro punto caldo: l’economia. Già perché niente gite niente prenotazioni alberghi, niente prenotazioni alberghi niente pranzi nei bar e ristoranti, niente pranzi nei bar e ristoranti turismo a picco. Turismo a picco, operatori turistici incazzati. In una regione costantemente sopra la media nazionale per presenza di turisti Italiani, lo sciopero delle gite è davvero un duro colpo a livello economico locale; in particolare per chi decanta il tanto miracoloso federalismo in cui “i soldi della Regione restano alla Regione”, molto bello finché i soldi ci sono ma più problematico quando iniziano a mancare.

P.S. consiglio la lettura di questa lettera di una studentessa Piemontese di 17 anni. Forse non sarà politichese d.o.c. ma è comunque esplicativa.

 

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