Sanità: più servizi, meno sprechi, diviso assunzioni per tagli

“Più servizi meno sprechi” è lo slogan che un anno fa coniava l’euforico neo-presidente della Regione Roberto Cota e che da allora fu il mantra della politica regionale in ambito sanitario.
La cantilena veniva ripetuta ad ogni conferenza stampa quasi come una formula magica che tutto risolveva e tutti metteva d’accordo: d’altro canto chi poteva esser contrario?

Passa il tempo, siamo ormai a un anno di presidenza della Regione ed ecco affiorare lo slogan sottoforma di manifesto pubblicitario a tappezzare gli angoli delle strade.
E’ giusto d’altronde far sapere alle persone il buon operato della Giunta Regionale e le iniziative intraprese per il miglioramento della qualità del servizio sanitario.
Ma è proprio vero che, come dice il nostro “governatore”, ci sono più servizi?

Leggendo le varie delibere per il riordino del sistema sanitario si direbbe tutto il contrario. Vediamo quindi di fare i calcoli e verificare se realmente il totale sarà + sprechi e – servizi.

Delibera di Giunta del 28/01/2011 che recita le seguenti disposizioni:

Divieto per tutto l’anno 2011 a tutte le ASR di assunzione di personale a tempo indeterminato e determinato, ad eccezione della copertura nella misura del cinquanta per cento dei posti e della spesa corrispondente al personale cessato successivamente al 31/12/2010 limitatamente ai dirigenti medici, al personale di assistenza (infermieri,ostetriche e operatori socio sanitari) ed ai tecnici di radiologia. Il divieto permane per tutto il 2011 per tutte le Aziende indipendentemente dalla compatibilità con il tetto di spesa.
Tradotto in italiano: per tutto il 2011 non si possono assumere ne infermieri ne medici ne chiunque altro, nemmeno se hai le disponibilità economiche per farlo. Puoi però assumere la un dipendende ogni due che vanno in pensione
(- personale= + servizi?)

Divieto a tutte le Aziende sanitarie per tutto l’anno 2011 di rinnovare, prorogare e/o stipulare nuovi contratti di lavoro flessibile ad esclusione di quelli riguardanti i medici, il personale di assistenza (infermieri, ostetriche, operatori socio sanitari e i tecnici di radiologia in misura pari al 50% dei posti e della spesa corrispondente ai contratti scaduti e/o cessati dopo il 31 dicembre 2010. Il divieto permane per tutto il 2011 per tutte le Aziende indipendentemente dalla compatibilità con il tetto di spesa.
Vabbè direte, niente assunzioni per evitare sprechi (- sprechi) ma se mi serve un infermiere per un part-time di qualche mese posso assumerlo? No nemmeno quello. (sempre + servizi?)

Ok, giusto non assumere per contenere i costi (- sprechi) ma almeno quelli che già ci sono posso tenerli no?No.
Le proroghe e/o rinnovi dei contratti di lavoro a tempo determinato sono equiparate a nuove assunzioni e quindi possono essere effettuate solo nella percentuale suddetta e per il personale dei servizi succitati.

Infine, Attenzione a questa perché emblematica:
Ritenuto inoltre di vietare:
1)l’attivazione, salvo deroghe della Direzione Sanità, nuovi servizi e/o attività oppure ampliare quelle esistenti che comportino la necessità di acquisire nuove risorse;

2)alle aziende sanitarie che si configurano, in qualsiasi forma giuridica, quali membri di società di servizi di conferire alle stesse nuove commesse comportanti costi aggiuntivi e/o aumenti del personale;
Ed ecco l’equazione che risolverà tutti i problemi della Sanità Piemontese: + servizi= 0 servizi.
Lagrange e Cauchy si rivoltano allegramente nella tomba.

Certo questo blocco a assunzioni e servizi si deve fare visto che, come ha detto Cota (“da sinistra sceneggiata inaccettabile”) e ha ribadito il consigliere Tiramani (“Stufi di essere criticati da chi ha mandato in rovina la sanità piemontese”), la sanità in Piemonte era in rovina e disastrata. Dai dati CERM del Novembre 2009 (quando il Piemonte era ancora regime comunista) si evince però che il Piemonte è quarto in Italia per qualità e la terza Regione, dopo Umbria e Friuli, per rapporto qualità-costi della sanità. Chissa le altre 17 Regioni in quale incubo sanitario devono vivere, roba da andare all’ospedale per una lisca in gola e uscirne con una gamba per braccio e un braccio per gamba.

Fortunatamente Cota ha già pronto lo slogan successivo, coniato sempre nella fatidica giornata di Aprile dell’anno passato: “I pazienti non devono essere considerati numeri”. Speriamo davvero sia così, visto come si destreggiano con i numeri.

I fattori di rischio delle malattie e altre statistiche sanitarie in Piemonte

Le malattie croniche, che comprendono alcune tra le principali cause di morte della popolazione italiana, sono prevenute adottando stili di vita salutari fin dall’età giovanile. Esse però sono spesso causate da comprotamenti abituali quali consumo di alcol, fumo e obesità. Per questo motivo ogni anno Istat fornisce i dati relativi al numero di persone a rischio malattie, suddivise anche per Regione. In Italia, nel 2009, con riferimento alla popolazione di 14 anni e più, i fumatori rappresentano il 23,0 per cento e i consumatori di alcol a rischio il 16,1 per cento; le persone obese – in aumento negli ultimi dieci anni – ammontano al 10,3 per cento della popolazione adulta. Per quanto riguarda il Piemonte i fattori di rischio sono complessivamente in linea con la media italiana.

Il numero di fumatori oltre i 14 anni è pari al 22,9% della popolazione (decima regione in Italia), in aumento dell’1,5% rispetto all’anno precedente.

I consumatori di alcol a rischio con età maggiore di 14 anni sono in Piemonte il 19,6% della popolazione, dato leggermente superiore alla media nazionale. Da notare che questo dato è molto più alto nelle Regioni del nord mentre si riduce sempre più scendendo nella penisola: tra le regioni con numero di consumatori più alto vi sono Valle d’Aosta, Trentino e Veneto. Nella nostra Regione il dato è pressoché invariato da diversi anni, aumentando solamente dello 0,6% nell’ultimo anno.

Infine, la percentuale di persone obese di 18 anni e oltre in Piemonte è del 9,4%, tra le più basse in Italia. Questo dato risulta però in aumento da diversi anni, con un incremento dello 0,7% rispetto al 2008 e dell’1,1% rispetto al dato del 2006.

Sempre in ambito sanitario, dai dati Istat si evince che il Piemonte è tra le Regioni che spendono di più per abitante: la Regione spende circa 102 dollari per abitante, risultando settima in Italia per la spesa. In compenso la spesa sanitaria delle famiglie è ancora maggiore: in Piemonte le famiglie spendono il 2,4% del Pil per motivi sanitari, risultando i quinti in Italia per spesa.
Nonostante le ingenti spese, il Piemonte è solamente al nono posto per quanto riguarda il numero di posti letto per abitante: 3,8 ogni mille.

I Sindaci di Alba e di Bra sulle ipotesi di riorganizzazione del sistema sanitari

A seguito delle notizie di stampa che raccontano dell’intenzione della Regione Piemonte di ridurre il numero delle ASL ad una per provincia (così sopprimendo l’ASL CN2) e di accorpare la gestione degli ospedali in un certo numero di ASO, sganciate da ogni rapporto con le ASL, i sindaci di Alba, Maurizio Marello, e di Bra, Bruna Sibille, hanno così commentato:
“Nessuna autorità regionale ci ha mai consultato su questo progetto, pur sapendo che in più occasioni – assieme ai sindaci degli altri comuni dell’ASL CN2 – abbiamo dichiarato la nostra assoluta contrarietà.
Perché cancellare un’ASL che si è sempre distinta per le ottime prestazioni di efficienza gestionale, con livelli di spesa pro capite significativamente inferiori alla media regionale e con un rapporto tra volumi di attività e costi che è dei migliori? Perché non tener conto del fatto che in un territorio caratterizzato da una forte dispersione degli abitanti spezzare l’esistente forte integrazione tra una moderna struttura di ricovero e le attività sanitarie territoriali è da tutti ritenuto un assoluto non-senso?
I Comuni di Alba e di Bra hanno condotto una lunga battaglia al fine di superare i loro due ospedali per costruirne uno nuovo, quello in via di realizzazione sulla collina di Verduno. Tutti ci hanno detto che in questo modo abbiamo dato un esempio da imitare. Cittadini ed aziende si sono mobilitati – offrendo fino ad ora quasi 8 milioni di euro – per contribuire ad assicurare l’arredo delle stanze del nuovo ospedale, riscoprendo l’antico gusto del mecenatismo civile. Tutti ci hanno detto anche qui che siamo da ammirare. A che servono tutte queste belle parole se adesso dovessimo rinunciare ad avere voce in capitolo su ciò che abbiamo voluto e stiamo facendo con le nostre forze? Per di più senza che nessuna autorità regionale abbia mai sentito il bisogno di raccogliere e prendere in qualche considerazione la nostra opinione. Ci chiediamo se sia questa la traduzione concreta delle tante blaterazioni su sussidiarietà e federalismo.
Sappiamo di rappresentare la volontà di tutti gli enti locali di Langa e Roero chiedendo con forza di mantenere un modello organizzativo nel settore sanitario che ha dato eccellenti risultati, che è proiettato nel futuro e che verrebbe meno scorporando l’ospedale dal territorio e istituendo una unica ASL per una provincia che non a torto, per la sua complessità e diversità, viene definita ‘la granda’”.